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Legenda articolo "Cementazione Adesiva: Tecniche e Suggerimenti per un Successo Duraturo con le Ceramiche Moderne"
Ciao Collega, benvenuto! Se c’è una procedura che più di altre determina il successo a lungo termine dei nostri restauri in ceramica integrale, quella è la cementazione adesiva. L’evoluzione dei materiali, come la zirconia e il disilicato di litio, ci ha permesso di raggiungere risultati estetici e funzionali impensabili fino a qualche anno fa. Tuttavia, la loro performance clinica è indissolubilmente legata alla nostra capacità di creare un legame forte e stabile con la struttura dentale.
Sbagliare un passaggio nella complessa sequenza adesiva significa non solo rischiare il distacco del restauro, ma anche incorrere in sensibilità post-operatoria, infiltrazioni marginali e carie secondarie. Questo articolo vuole essere una guida pratica e approfondita per navigare con sicurezza tra le diverse tecniche (etch-and-rinse vs self-etch) e i protocolli di preparazione del substrato, per garantirti risultati predicibili e duraturi.
Il successo della cementazione adesiva inizia molto prima di applicare il cemento. Una preparazione meticolosa sia della superficie del dente che di quella interna del restauro è il primo, imprescindibile, passo per creare un legame micromeccanico e chimico efficace.
La preparazione del dente segue principi comuni per le diverse tecniche, con l’obiettivo di ottenere una superficie pulita e ricettiva all’adesione. Dopo aver rimosso il restauro provvisorio e pulito il moncone con pomice priva di oli e fluoro, è fondamentale isolare il campo operatorio. L’uso della diga di gomma è fortemente raccomandato, se non obbligatorio, per prevenire la contaminazione da parte di saliva, sangue e fluido crevicolare, che sono i peggiori nemici dell’adesione.
Le ceramiche integrali non sono tutte uguali e richiedono un pre-trattamento specifico per ottimizzare la superficie di adesione. Confondere i protocolli è un errore comune che può compromettere l’intero lavoro.
Una volta preparati i substrati, dobbiamo scegliere quale strategia adesiva adottare sul dente. La scelta tra un approccio “mordenza e risciacqua” (Etch-and-Rinse) o “auto-mordenzante” (Self-Etch) dipende da vari fattori clinici, tra cui la quantità di smalto residuo e il rischio di sensibilità.
I sistemi Etch-and-Rinse (a 3 o 2 passaggi) prevedono una mordenzatura selettiva dello smalto e della dentina con acido ortofosforico al 37%, seguita da un risciacquo e dall’applicazione di un primer e di un bonding (o di un adesivo unico). Questa tecnica offre la massima forza di adesione sullo smalto, ma è più tecnica-sensibile sulla dentina, dove un’eccessiva disidratazione può portare al collasso delle fibre collagene e a una ridotta adesione.
I sistemi Self-Etch (a 2 o 1 passaggio), invece, utilizzano primer acidi che mordenzano e infiltrano smalto e dentina simultaneamente, senza la necessità di risciacquo. Sono considerati più semplici da usare e riducono il rischio di sensibilità post-operatoria. La loro forza di adesione sulla dentina è eccellente, mentre risulta leggermente inferiore sullo smalto non fresato rispetto ai sistemi etch-and-rinse.

La scelta del cemento resinoso è l’ultimo tassello del puzzle. Esistono cementi duali (foto e autopolimerizzanti), fotopolimerizzabili e autopolimerizzanti. Per restauri spessi o opachi come quelli in zirconia, i cementi duali sono la scelta più sicura perché garantiscono una polimerizzazione completa anche dove la luce della lampada non arriva.
Indipendentemente dalla tecnica scelta, alcuni passaggi sono universalmente critici per il successo.
Padroneggiare i protocolli di cementazione adesiva richiede conoscenza dei materiali e rigore clinico, ma è l’unico modo per garantire ai nostri pazienti restauri in ceramica esteticamente validi e funzionalmente duraturi nel tempo.
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