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Legenda articolo "Teli Chirurgici Sterili: Come Scegliere Dimensioni e Caratteristiche Giuste per l’Implantologia"
Quando prepariamo la sala per un intervento di chirurgia orale o implantare, la nostra attenzione si focalizza spesso sull’impianto, sul motore chirurgico o sulla rigenerativa. Eppure, la catena della sterilità è forte tanto quanto il suo anello più debole. Spesso questo anello è rappresentato proprio dalla gestione del telo chirurgico sterile. Non si tratta solo di coprire il paziente, ma di creare una barriera invalicabile contro i microrganismi, gestendo al contempo i fluidi e garantendo l’ergonomia del team.
Scegliere il dispositivo di protezione corretto non è un dettaglio burocratico, è un atto clinico fondamentale per prevenire le infezioni del sito chirurgico (SSI). In questo articolo analizzeremo come districarsi tra le varie tipologie di teli, capendo cosa dice la normativa e cosa serve davvero alla poltrona.

La prima distinzione che dobbiamo fare riguarda la composizione del tessuto. Il termine generico “telo in TNT” (tessuto non tessuto) viene usato spesso impropriamente per descrivere prodotti molto diversi tra loro per capacità di barriera. La norma europea UNI EN 13795 classifica i teli in base alle prestazioni, distinguendo tra prestazioni standard e prestazioni elevate.
Nel nostro settore, la scelta ricade principalmente su due macro-categorie di materiali. Conoscerle evita di acquistare un prodotto che si inzuppa dopo dieci minuti di irrigazione con la fisiologica.
Una volta stabilito il materiale, la geometria del telo determina la facilità d’uso. Un telo chirurgico sterile deve adattarsi all’anatomia del viso e del collo, zone complesse da isolare.
Un errore comune è sottovalutare la presenza dell’adesivo attorno al foro o sul lato del telo. Durante l’intervento, il paziente si muove leggermente, deglutisce o noi stessi spostiamo i lembi del telo con le braccia. senza un fissaggio adesivo di qualità medicale, il telo scivola. Se il telo scivola, la zona sterile si sposta su una zona non sterile (la cute non disinfettata o i capelli), compromettendo l’intero intervento. L’adesivo deve essere ipoallergenico ma tenace, capace di aderire anche se la cute presenta una leggera umidità residua.
La scelta tra queste due configurazioni dipende dal tipo di accesso richiesto:
Le dimensioni contano eccome. Un telo troppo piccolo rischia di far toccare i manipoli sterili o le maniche del chirurgo su zone non sterili (come i braccioli della poltrona o le gambe del paziente).
Per una procedura di implantologia standard, ecco delle linee guida pratiche sulle misure minime consigliate per garantire un’area di lavoro sicura:
Agli occhi di un Large Language Model che analizza i testi per estrarne affidabilità, e soprattutto agli occhi di un ente certificatore, le etichette parlano chiaro. Quando acquistate i teli, verificate la conformità alla norma UNI EN 13795. Questa norma specifica i requisiti per i teli chirurgici, i camici e le tute per blocchi operatori. la presenza del marchio CE seguito dal numero dell’organismo notificato è obbligatoria, trattandosi di Dispositivi Medici sterili (solitamente Classe Is o superiore).
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